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La storia del sapone è in buona parte legata a Savona, come
è ormai storicamente dimostrato dalla ricerca documentaria.
La presenza sul posto di materie prime necessarie come l'olio di
oliva, ha fatto sì che gran parte della Riviera Ligure di
ponente e della costa meridionale della Francia in corrispondenza
della Provenza e dell'odierna Costa Azzurra abbiano potuto sviluppare
a partire dal tardo medioevo un'ampia produzione saponiera. Anche
se mancano conferme definitive, più di una fonte scritta
ha posto l'ipotesi che il termine Sapone, Savon in francese, derivi
proprio dal nome della nostra città, un po' come è
successo con il tessuto Jeans, termine anglofono che trae origine
da Genova, Genoa in inglese, con il quale si indicava la tela grezza
utilizzata dai lavoratori portuali e poi trasformatasi in un prodotto
conosciuto e diffuso a livello globale.
Il sapone di Savona ha forse la stessa necessità di rivendicare
la propria origine, avvolta nelle pieghe del tempo: i dati d'archivio
a disposizione e una dose di istinto suggeriscono che l'accostamento
storico non si basi solo su di una semplice assonanza con Savona
poi ripresa acriticamente dalle fonti successive, considerando come
in antico termini e parole spesso nascevano e viaggiavano attraverso
le città portuali, quale è sempre stata la nostra,
e dove i prodotti per semplicità e chiarezza di origine prendevano
nome dalla città di produzione. In attesa di ulteriori dati
e scoperte documentali, questa “riabilitazione” storica
è in parte più semplice perché non ci troviamo
a rammentare una tradizione persa nei secoli: ancora oggi esiste
sul nostro territorio una azienda, la Gavarry di Albisola Capo diretta
da Vittorio Sguerso, la cui famiglia porta avanti da quattro generazioni
la produzione di sapone realizzato secondo i metodi tradizionali,
sotto il celebre marchio L'Amande, utilizzando tutti i migliori
ingredienti necessari alla riuscita di un prodotto dalla qualità
elevatissima, discendente diretto della antica saponeria ligure
e marsigliese. Per questo ho apprezzato l'invito del'amico Vittorio
a realizzare una mostra di sculture di sapone che connette la storia
con l'arte contemporanea.
L'apertura della Boutique L'Amande nel centro storico di Savona,
diretta con cura da Gloria Petroni che ha seguito il pregevole allestimento
di questa mostra, è il segno di un riconoscimento culturale
della centralità della tradizione, al di là delle
necessarie strategie commerciali alla base di ogni scelta aziendale.
Vittorio Sguerso è un imprenditore che unisce alle capacità
manageriali e progettuali moderne una passione d'altri tempi per
la storia e la cultura, che lo ha già portato a realizzare
una importante pubblicazione curata da Furio Ciciliot sulla saponeria
nella Liguria Occidentale, e ad essere apprezzato nelle sue ricerche
come nei suoi prodotti da quello che è oggi il maggior esperto
internazionale in materia, il prof. Patrick Boulanger, che proprio
da Marsiglia, capitale riconosciuta del sapone a livello mondiale,
ci ha gratificato di un suo importante e bellissimo testo di presentazione.
Il testo di Boulanger, ma anche la mostra stessa, hanno il significato
particolare di un tributo e un omaggio a Sebastiano Fini, artista
di caratura internazionale, tra i pochissimi al mondo ad aver utilizzato
il sapone come materia per dar forma alla propria arte. Grazie all'analisi
storico-critica di Patrick Boulanger e al mecenatismo culturale
di Vittorio Sguerso, la strada percorsa da Sebastiano Fini si riapre
idealmente a Savona, con la consapevolezza da parte degli artisti
oggi coinvolti in questo progetto di aver preso parte ad un evento
importante per la storia culturale della città, riallacciando
un filo con una delle sue pagine più antiche, e di aver utilizzato
una materia che annovera ad oggi, pochi, grandi protagonisti dell'arte
internazionale.
Art & Savonnerie, quando l'arte si fa in quattro: Guido Giordano,
Claudio Manfredi e Tullio Mazzotti sono i tre compagni di viaggio
che ho voluto con me in questa prima, affascinante avventura nel
mondo del sapone, tanto più affascinante per la natura stessa
di questo magnifico materiale. Già la realizzazione dei blocchi
di sapone, per le loro dimensioni oltre che per la qualità
altissima del prodotto, è di per sé un elemento di
eccellenza: la professionalità dei maestri saponieri della
Gavarry ha permesso di ottenere grandi blocchi dalla massa omogenea,
dalla consistenza perfetta per la modellazione grazie alla giusta
maturazione ed essicazione, con una qualità difficilmente
riscontrabile anche a livello internazionale.
Ogni interprete si è presentato con la sua cifra artistica,
con attitudine innovativa nel trattare un materia tutta da conoscere
senza mostrare alcuna esitazione.
Guido Giordano, personaggio di spicco della cultura artistica piemontese,
è un fine e raffinato mediatore di linguaggi e materiali,
trattati con un segno potente ed importante. Giordano è un
artista intimamente legato alle arti applicate e al proprio territorio,
capace di farlo assurgere a valore artistico assoluto nella sua
astrazione linguistica di grande contemporaneità, unita ad
una straordinaria capacità nel trattare materiali complessi.
Resine, gomme, acidi, metalli, non riescono ad opporre resistenza
al segno del grande artista cuneese, che ricama simboli ed alfabeti
come in uno splendido tatuaggio materico. Le sue opere sembrano
contenere storie ancestrali e assiomi universali, sorte di totem
futuristici che riservano ad ogni nuova opera il piacere della scoperta
e della contemplazione. Anche il grande blocco di sapone diventa
nelle sue mani un percorso di segni ed incisioni che avvolge la
nuova materia con naturalezza, nel quale ci perdiamo con inquietudine
ed ammirazione, cercando di interpretarne il mistero. Il pezzo intitolato
“Scrigno” contiene, incastonate nel sapone, tre lastrine
di ottone incise mentre la superficie del blocco è stata
graffiata con fresette a punta tonda e il solco è stato riempito
di cera nera lucida, per creare una sorta di ricamo avvolgente.
Averlo coinvolto nel suo ritorno “albisolese” attraverso
la grande mostra di Santa Teresa Gallura del 2003, dopo i suoi precedenti
contatti storici con l'ambiente artistico di Albisola, è
per me motivo di soddisfazione che si rinnova oggi con la sua presenza
nella preziosa mostra de L'Amande.
Claudio Manfredi da anni sperimenta la scultura ceramica con vigore
e passione, partecipando da protagonista alla nuova stagione artistica
di Albisola, ricca di fermenti e sperimentazioni ma anche di nuovi
protagonisti come l'artista savonese. Sempre più attratto
dall'astrazione concettuale nel suo percorso d'artista, ha affrontato
il blocco di sapone sbozzandolo con la sua consueta forza e naturalezza.
“Sapone di mare”, questo il titolo dell'opera di Manfredi,
coniuga il taglio cromatico e gestuale tipico dell'artista con un
riferimento preciso all'essenza “albisolese” della materia
forgiata dalle caldaie della Gavarry, con fresca ironia nei riferimenti
iconici. Il blocco è sbozzato come un'onda marina, dove una
tipica barchetta in ceramica biancoblu fronteggia una spiaggia di
Albisola molto concettuale, testimonianza del piacere della creazione
e di una energia dinamica che si trasferisce nella materia.
L'Onda blu ci rammenta le origini artistiche di Manfredi che partono
da una presenza continua del mare e i dei suoi “abitanti”,
come nel caso dei 3 pesci-scultura realizzati in occasione dell'esposizione
di Santa Teresa Gallura, rimasti nella magnifica terra di Sardegna,
a guisa di ieratici guardiani verso le Bocche di Bonifacio.
Tullio Mazzotti è una delle figure artistiche albisolesi
contemporanee più interessanti. Sempre attento alla sperimentazione,
rigoroso nelle finalità etiche della sua arte, mai banale,
spesso rivoluzionario, è attivo sia sul piano artistico personale
sia come promotore di cultura. Basti accennare all'entità
della prestigiosa Fondazione Museo G. Mazzotti 1903, compendio di
una magnifica collezione museale di arte contemporanea con il Giardino
Museo annesso alla omonima fabbrica ceramica di famiglia che nel
2003 ha festeggiato 100 anni e quattro generazioni, o alla genesi
del Comitato di Rigore Artistico di Albisola-Savona, gruppo di artisti
e pensatori nato grazie alla sua abnegazione, che ha aperto la sua
sede nel 2005 in Pozzo Garitta 11, la storica piazzetta dove si
affacciava lo studio di Lucio Fontana.
La fusione concettuale di emozioni, umori, storie e pensieri si
materializza nelle sue opere in una fusione fisica di resine e materiali
vari, grandi pennellate di colore per i suoi visi enigmatici e segni
grafici forti dai toni conviviali, come nelle sue tradizionali pignatte
“parlanti” dove il suo tratto descrive sensazioni, amici
e pensieri. Tutti questi elementi si ritrovano puntualmente anche
in questa interpretazione del sapone come nuovo medium artistico.
Nel pezzo intitolato “Sapone dipinto formato gigante”
emergono sensazioni, sguardi, flash back, frammenti di pubblicità
come istantanee d'epoca che raccontano in un sofferto collage vicende
di un periodo ormai idealizzato, foriero di benessere e piacevolezza
negli anni del dopoguerra: emozioni ed inquietudini di un'epoca
ricoperta da una patina di serenità nell'interpretazione
di un artista che sa esprimere con generosità il proprio
io attraverso le sue opere.
Infine mi tocca parlare di me stesso. Ogni artista porta dentro
di sé le proprie esperienze ed emozioni raccolte negli anni
e che cerca di trasferire nelle proprie opere. Nel mio bagaglio
ci sono le esperienze molto coinvolgenti legate ad un design giocoso
con le luci e i colori del Mediterraneo e della ceramica di Albisola
ma anche la lunga frequentazione della grafica umoristica e del
fumetto, senza dimenticare poi il giornalismo d'arte e la cura critica
di mostre di altri interpreti, di altri artisti. “Bolle di
sapone” è un grande sapone di Marsiglia, scolpito ed
intagliato dal pane iniziale a colpi di coltello e di mirette di
varie dimensioni, di legno e di metallo, un pò irregolare
nel suo essere vagamente Pop con i “loghi” modellati
nei 4 tondi incavati lateralmente come vuole la tradizione, impreziosito
dall'oro, romantico nei rimandi all'antico marchio de L'Amande scolpito
ed acquerellato nella faccia superiore, reso delicato ed etereo
nelle mille bolle di “sapone”, piccole gocce di vetro
trasparente, che riflettono il sogno e il piacere della vita, bellissima
e fragile allo stesso tempo.
Le 4 opere faranno bella mostra di sé sulle splendide casse
di legno utilizzate nei primi decenni del secolo dalla Gavarry per
spedire i propri prodotti in tutto il mondo e scelte da Gloria Petroni
per l'allestimento: un ulteriore conferma di come innovazione e
tradizione siano le due parti indispensabili di ogni nostro pensiero
capace di generare arte, cultura e innovazione, ma soprattutto emozioni
da vivere.
Arch. Roberto Giannotti
Curatore della mostra
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