Architetto Roberto Giannotti
Curatore della mostra


La storia del sapone è in buona parte legata a Savona, come è ormai storicamente dimostrato dalla ricerca documentaria. La presenza sul posto di materie prime necessarie come l'olio di oliva, ha fatto sì che gran parte della Riviera Ligure di ponente e della costa meridionale della Francia in corrispondenza della Provenza e dell'odierna Costa Azzurra abbiano potuto sviluppare a partire dal tardo medioevo un'ampia produzione saponiera. Anche se mancano conferme definitive, più di una fonte scritta ha posto l'ipotesi che il termine Sapone, Savon in francese, derivi proprio dal nome della nostra città, un po' come è successo con il tessuto Jeans, termine anglofono che trae origine da Genova, Genoa in inglese, con il quale si indicava la tela grezza utilizzata dai lavoratori portuali e poi trasformatasi in un prodotto conosciuto e diffuso a livello globale.
Il sapone di Savona ha forse la stessa necessità di rivendicare la propria origine, avvolta nelle pieghe del tempo: i dati d'archivio a disposizione e una dose di istinto suggeriscono che l'accostamento storico non si basi solo su di una semplice assonanza con Savona poi ripresa acriticamente dalle fonti successive, considerando come in antico termini e parole spesso nascevano e viaggiavano attraverso le città portuali, quale è sempre stata la nostra, e dove i prodotti per semplicità e chiarezza di origine prendevano nome dalla città di produzione. In attesa di ulteriori dati e scoperte documentali, questa “riabilitazione” storica è in parte più semplice perché non ci troviamo a rammentare una tradizione persa nei secoli: ancora oggi esiste sul nostro territorio una azienda, la Gavarry di Albisola Capo diretta da Vittorio Sguerso, la cui famiglia porta avanti da quattro generazioni la produzione di sapone realizzato secondo i metodi tradizionali, sotto il celebre marchio L'Amande, utilizzando tutti i migliori ingredienti necessari alla riuscita di un prodotto dalla qualità elevatissima, discendente diretto della antica saponeria ligure e marsigliese. Per questo ho apprezzato l'invito del'amico Vittorio a realizzare una mostra di sculture di sapone che connette la storia con l'arte contemporanea.
L'apertura della Boutique L'Amande nel centro storico di Savona, diretta con cura da Gloria Petroni che ha seguito il pregevole allestimento di questa mostra, è il segno di un riconoscimento culturale della centralità della tradizione, al di là delle necessarie strategie commerciali alla base di ogni scelta aziendale.
Vittorio Sguerso è un imprenditore che unisce alle capacità manageriali e progettuali moderne una passione d'altri tempi per la storia e la cultura, che lo ha già portato a realizzare una importante pubblicazione curata da Furio Ciciliot sulla saponeria nella Liguria Occidentale, e ad essere apprezzato nelle sue ricerche come nei suoi prodotti da quello che è oggi il maggior esperto internazionale in materia, il prof. Patrick Boulanger, che proprio da Marsiglia, capitale riconosciuta del sapone a livello mondiale, ci ha gratificato di un suo importante e bellissimo testo di presentazione. Il testo di Boulanger, ma anche la mostra stessa, hanno il significato particolare di un tributo e un omaggio a Sebastiano Fini, artista di caratura internazionale, tra i pochissimi al mondo ad aver utilizzato il sapone come materia per dar forma alla propria arte. Grazie all'analisi storico-critica di Patrick Boulanger e al mecenatismo culturale di Vittorio Sguerso, la strada percorsa da Sebastiano Fini si riapre idealmente a Savona, con la consapevolezza da parte degli artisti oggi coinvolti in questo progetto di aver preso parte ad un evento importante per la storia culturale della città, riallacciando un filo con una delle sue pagine più antiche, e di aver utilizzato una materia che annovera ad oggi, pochi, grandi protagonisti dell'arte internazionale.
Art & Savonnerie, quando l'arte si fa in quattro: Guido Giordano, Claudio Manfredi e Tullio Mazzotti sono i tre compagni di viaggio che ho voluto con me in questa prima, affascinante avventura nel mondo del sapone, tanto più affascinante per la natura stessa di questo magnifico materiale. Già la realizzazione dei blocchi di sapone, per le loro dimensioni oltre che per la qualità altissima del prodotto, è di per sé un elemento di eccellenza: la professionalità dei maestri saponieri della Gavarry ha permesso di ottenere grandi blocchi dalla massa omogenea, dalla consistenza perfetta per la modellazione grazie alla giusta maturazione ed essicazione, con una qualità difficilmente riscontrabile anche a livello internazionale.
Ogni interprete si è presentato con la sua cifra artistica, con attitudine innovativa nel trattare un materia tutta da conoscere senza mostrare alcuna esitazione.
Guido Giordano, personaggio di spicco della cultura artistica piemontese, è un fine e raffinato mediatore di linguaggi e materiali, trattati con un segno potente ed importante. Giordano è un artista intimamente legato alle arti applicate e al proprio territorio, capace di farlo assurgere a valore artistico assoluto nella sua astrazione linguistica di grande contemporaneità, unita ad una straordinaria capacità nel trattare materiali complessi. Resine, gomme, acidi, metalli, non riescono ad opporre resistenza al segno del grande artista cuneese, che ricama simboli ed alfabeti come in uno splendido tatuaggio materico. Le sue opere sembrano contenere storie ancestrali e assiomi universali, sorte di totem futuristici che riservano ad ogni nuova opera il piacere della scoperta e della contemplazione. Anche il grande blocco di sapone diventa nelle sue mani un percorso di segni ed incisioni che avvolge la nuova materia con naturalezza, nel quale ci perdiamo con inquietudine ed ammirazione, cercando di interpretarne il mistero. Il pezzo intitolato “Scrigno” contiene, incastonate nel sapone, tre lastrine di ottone incise mentre la superficie del blocco è stata graffiata con fresette a punta tonda e il solco è stato riempito di cera nera lucida, per creare una sorta di ricamo avvolgente. Averlo coinvolto nel suo ritorno “albisolese” attraverso la grande mostra di Santa Teresa Gallura del 2003, dopo i suoi precedenti contatti storici con l'ambiente artistico di Albisola, è per me motivo di soddisfazione che si rinnova oggi con la sua presenza nella preziosa mostra de L'Amande.
Claudio Manfredi da anni sperimenta la scultura ceramica con vigore e passione, partecipando da protagonista alla nuova stagione artistica di Albisola, ricca di fermenti e sperimentazioni ma anche di nuovi protagonisti come l'artista savonese. Sempre più attratto dall'astrazione concettuale nel suo percorso d'artista, ha affrontato il blocco di sapone sbozzandolo con la sua consueta forza e naturalezza.
“Sapone di mare”, questo il titolo dell'opera di Manfredi, coniuga il taglio cromatico e gestuale tipico dell'artista con un riferimento preciso all'essenza “albisolese” della materia forgiata dalle caldaie della Gavarry, con fresca ironia nei riferimenti iconici. Il blocco è sbozzato come un'onda marina, dove una tipica barchetta in ceramica biancoblu fronteggia una spiaggia di Albisola molto concettuale, testimonianza del piacere della creazione e di una energia dinamica che si trasferisce nella materia.
L'Onda blu ci rammenta le origini artistiche di Manfredi che partono da una presenza continua del mare e i dei suoi “abitanti”, come nel caso dei 3 pesci-scultura realizzati in occasione dell'esposizione di Santa Teresa Gallura, rimasti nella magnifica terra di Sardegna, a guisa di ieratici guardiani verso le Bocche di Bonifacio.
Tullio Mazzotti è una delle figure artistiche albisolesi contemporanee più interessanti. Sempre attento alla sperimentazione, rigoroso nelle finalità etiche della sua arte, mai banale, spesso rivoluzionario, è attivo sia sul piano artistico personale sia come promotore di cultura. Basti accennare all'entità della prestigiosa Fondazione Museo G. Mazzotti 1903, compendio di una magnifica collezione museale di arte contemporanea con il Giardino Museo annesso alla omonima fabbrica ceramica di famiglia che nel 2003 ha festeggiato 100 anni e quattro generazioni, o alla genesi del Comitato di Rigore Artistico di Albisola-Savona, gruppo di artisti e pensatori nato grazie alla sua abnegazione, che ha aperto la sua sede nel 2005 in Pozzo Garitta 11, la storica piazzetta dove si affacciava lo studio di Lucio Fontana.
La fusione concettuale di emozioni, umori, storie e pensieri si materializza nelle sue opere in una fusione fisica di resine e materiali vari, grandi pennellate di colore per i suoi visi enigmatici e segni grafici forti dai toni conviviali, come nelle sue tradizionali pignatte “parlanti” dove il suo tratto descrive sensazioni, amici e pensieri. Tutti questi elementi si ritrovano puntualmente anche in questa interpretazione del sapone come nuovo medium artistico. Nel pezzo intitolato “Sapone dipinto formato gigante” emergono sensazioni, sguardi, flash back, frammenti di pubblicità come istantanee d'epoca che raccontano in un sofferto collage vicende di un periodo ormai idealizzato, foriero di benessere e piacevolezza negli anni del dopoguerra: emozioni ed inquietudini di un'epoca ricoperta da una patina di serenità nell'interpretazione di un artista che sa esprimere con generosità il proprio io attraverso le sue opere.

Infine mi tocca parlare di me stesso. Ogni artista porta dentro di sé le proprie esperienze ed emozioni raccolte negli anni e che cerca di trasferire nelle proprie opere. Nel mio bagaglio ci sono le esperienze molto coinvolgenti legate ad un design giocoso con le luci e i colori del Mediterraneo e della ceramica di Albisola ma anche la lunga frequentazione della grafica umoristica e del fumetto, senza dimenticare poi il giornalismo d'arte e la cura critica di mostre di altri interpreti, di altri artisti. “Bolle di sapone” è un grande sapone di Marsiglia, scolpito ed intagliato dal pane iniziale a colpi di coltello e di mirette di varie dimensioni, di legno e di metallo, un pò irregolare nel suo essere vagamente Pop con i “loghi” modellati nei 4 tondi incavati lateralmente come vuole la tradizione, impreziosito dall'oro, romantico nei rimandi all'antico marchio de L'Amande scolpito ed acquerellato nella faccia superiore, reso delicato ed etereo nelle mille bolle di “sapone”, piccole gocce di vetro trasparente, che riflettono il sogno e il piacere della vita, bellissima e fragile allo stesso tempo.
Le 4 opere faranno bella mostra di sé sulle splendide casse di legno utilizzate nei primi decenni del secolo dalla Gavarry per spedire i propri prodotti in tutto il mondo e scelte da Gloria Petroni per l'allestimento: un ulteriore conferma di come innovazione e tradizione siano le due parti indispensabili di ogni nostro pensiero capace di generare arte, cultura e innovazione, ma soprattutto emozioni da vivere.


Arch. Roberto Giannotti
Curatore della mostra