Secoli di storia in un clic

Arch. Roberto Giannotti
curatore della mostra

Quando un imprenditore decide di investire in cultura crea un terreno fertile per un interscambio di valori tra l’impresa e il territorio, tra il privato e il pubblico: i costi e l’impegno che va ad affrontare si tramutano in fattori positivi, solo apparentemente intangibili, anche per l’azienda stessa. Questo è un dato di fatto da molti anni sul piano nazionale dove le grandi aziende gareggiano tra di loro nelle sponsorizzazioni importanti, ma non è sempre così scontato su un comprensorio come quello savonese, tutt’altro. Per questo mi sento di sottolineare fortemente l’opera meritoria dell’amico Vittorio Sguerso che, erede da più generazioni non solo di un’azienda ma anche di una cultura aziendale e di una cultura del territorio, ha deciso di rendere annuale l’impegno e l’evento di Art & Savonnerie, dedicato l’anno scorso alla scultura e quest’anno alla fotografia., affidandomene la cura. La scelta dei cinque fotografi è nata da una somma di idee e di confronti sui profili degli artisti che avrebbero potuto dare un loro apporto originale all’evento, ma anche da incontri fortunati nei quali si è capito immediatamente che si poteva fare un tratto di strada e di ricerca culturale insieme. Andrea Filippini, Enrica Noceto, Janine Martin-Prades, Jean-Philippe Somme, Mario Stellatelli: questi i nomi dei “magnifici cinque” che hanno avuto l’onore e l’onere di lavorare sul tema del sapone ed in particolare de L’Amande, con le loro opere esposte direttamente dentro gli spazi della fabbrica in un magnifico allestimento. In tutti sono emerse motivazioni particolari che ne hanno caratterizzato il lavoro, partendo dalla nostra richiesta di interpretare il mondo del sapone e de L’Amande. Gli artisti hanno avuto la possibilità di lavorare dentro la fabbrica, dove hanno passato lunghe ore a contatto con le caldaie e le trafile, in un ambiente unico che trasuda storia ad ogni angolo. Nella sede della Gavarry antico e moderno si mescolano continuamente in un melting pot affascinante e sorprendente: ai computers di ultima generazione fanno da contraltare carrelli di oltre 80 anni fa, con le ruote di ferro, utilizzati quotidianamente per lo spostamento dei saponi imballati; il packaging, espressione di un design avanzato e particolarmente originale, convive con le antiche caldaie dove il sapone ribolle 6 giorni e 6 notti, proprio come un tempo nell’antica tradizione della saponeria ligure e provenzale. Ogni artista, dicevamo, si è mosso secondo la personale sensibilità, a caccia di dettagli e di sensazioni, portando con sé il proprio bagaglio culturale. Andrea Filippini giunge alla Gavarry da Prato e da un nostro fortunato incontro nella bella città toscana favorito da una comune amica, Maria Assunta Rossello, avvenuto proprio nell’antica piazza medievale dove troneggia la statua di Francesco Datini, il grande commerciante pratese del ‘300. In questa città laboriosa che ancora oggi significa molto per me, dove ho lavorato e vissuto per quasi 5 anni, la grande tradizione manifatturiera del tessile rappresenta uno scenario, oggi post industriale, ideale per un set fotografico, background ottimale per un fotografo come Filippini e per la sua presenza alla Gavarry. La savonese Enrica Noceto è artista completa nella sua espressività, capace di una visione globale dell’arte. La tela, la ceramica, la fotografia, sono i diversi modi per esprimersi di una personalità totalmente indirizzata alla ricerca artistica, in una sintesi che unisce suono, immagine, colori, sensazioni, emozioni. Nel patchwork di immagini proiettato nella mostra, che va ad aggiungersi ai suoi scatti fotografici, Enrica Noceto diventa l’artefice di una documentazione emozionale di quello che ha significato fino ad oggi la Gavarry, cogliendo nel dettaglio di un ricciolo di sapone, così delicato e potente allo stesso tempo, l’essenza di questa storia imprenditoriale. La francese Janine Martin-Prades rappresenta un altro incontro fortunato: anch’essa unisce nella sua espressività pittura e fotografia, e prima ancora di conoscere Vittorio Sguerso era già arrivata a dipingere nelle sue opere gli antichi cubi dell’Amande. C’era quindi una sorta di predestinazione per questa mostra: le sue tele sono “dentro” le fotografie e sono dentro gli ambienti della fabbrica, un vero e proprio “ritorno a casa”, a testimoniare i forti legami nel mondo del sapone tra Italia e Francia, ma soprattutto tra Liguria Occidentale e Provenza, una cultura comune che si perde nei secoli. Jean-Philippe Somme è, prima ancora che compagno nella vita di Janine, fotografo di rara sensibilità. Anche lui ha passato ore e ore nella fabbrica, in mezzo alle tubazioni, alle aree di produzione e di trafilatura. Credo che dopo i suoi splendidi reportages fatti a New York, Tangeri, Barcellona o a Zanzibar, anche qui alla Gavarry si sia sentito come un “cacciatore d’immagini” in un safari fotografico del tutto particolare, con i suoi splendidi “noir et blanc” così carichi di espressività materica. La presenza di Philippe e Janine rafforza il legame che il marchio storico L’Amande conserva con la Francia, arricchito anche quest’anno dalla presenza di Patrick Boulanger, ancora una volta vicino con la sua sapienza di esperto e storico del sapone all’evento Art & Savonnerie. Un pensiero, un grande pensiero a parte lo dedico a Mario Stellatelli, il grande fotografo savonese, maestro indiscusso a livello europeo del “viraggio”, mancato proprio poche settimane prima di questa mostra, dopo una lunga malattia. I suoi viraggi nascono dalla sensibilità artistica e dalla grande conoscenza della chimica, con l’utilizzo di metalli come oro, argento, applicati a pennello in lunghe ore di lavoro sulle stampe fotografiche, innescando reazioni chimiche e cromatiche degne di un pittore rinascimentale. Non posso non ricordarne la profonda amicizia nata da un comune sentire per l’arte e per la storia della nostra città, Savona, come pure il suo entusiasmo nel prendere parte a questo evento. I prodotti de L’Amande sono ispirati sovente a fiori ed essenze naturali, in autunno nascerà una linea dedicata al papavero. Per questo abbiamo deciso di presentare in mostra tre dei suoi magnifici viraggi dedicati a questo fiore, con la speranza e l’impegno di poter poi esporre quelli che il maestro ha realizzato lavorando su magnifiche “nature morte” composte da timbri, marchi ed altri antichi strumenti di lavorazione della Gavarry. Con le sue opere continua a stare in mezzo a noi, e agli altri fotografi di questa splendida mostra.